Pale d’altare e dipinti



Fregona si contraddistingue per un patrimonio storico-artistico caratterizzato talora da presenze esaltanti come la celebre “Pala di San Giorgio“, dipinta da Francesco da Milano nel 1529, ora nella parrocchiale di Osigo, oppure il “Crocefisso e le Anime del Purgatorio” di Sebastiano Ricci nell’arcipretale, che custodisce pure sculture del maestro del Canova, Giuseppe Bernardi Torretti, oltre a due tele della bottega del Tiziano ed un grande affresco nel soffitto del veneziano G.C. Bevilacqua, del 1826.

Come la “Comunione degli Apostoli“, tela raffigurante Cristo dietro un tavolo in atto di porgere un pezzo di pane agli apostoli, dipinta dal pittore locale Francesco Da Re, noto soprattutto per aver decorato ad affresco nel 1718 la camera da letto e le stazioni della Via Crucis del Santuario di San Francesco da Paola a Revine.
Relegata in sacrestia, essa proviene dalla vecchia chiesa arcipretale ai piedi del colle di San Pietro, demolita dopo che nel 1797 si pose mano alla costruzione dell’attuale.


Pala di San Giorgio - Francesco da Milano

“Pala di San Giorgio” – Francesco da Milano – 1529

Crocefisso e le Anime del Purgatorio - Sebastiano Ricci

“Crocefisso e le Anime del Purgatorio” – Sebastiano Ricci


Campanile di Fregona


Campanile di Fregona


Un’altra opera d’immenso valore per Fregona, anche perché è stata interamente realizzata dalla popolazione del luogo, è il campanile di Fregona.

Iniziato nel 1881 su progetto del capomastro Ciprian Francesco, il campanile di Fregona è stato portato all’attuale altezza di sessanta metri nel 1909; manca la cuspide che avrebbe dovuto svettare oltre le guglie della torre soprastante la cella campanaria.

Esso si fa ammirare, oltre che per la sua mole possente in stile neogotico, per gli oltre 300 gradini della scala a chiocciola interna, per le eleganti balaustre, per i quattro pinnacoli laterali, per gli otto doccioni a forma di teste di drago e di leone, ma soprattutto per le decorazioni con foglie di acanto nei capitelli delle colonne appaiate di detta cella.

Tale torre campanaria, contrassegno inconfondibile del panorama ai piedi del Cansiglio, è una testimonianza della laboriosità e della notevole maestria degli scalpellini di Breda che dalla pietra “dolce” del Caglieron e da quella “turchina” delle cave del Masarè seppero trarre un sì pregiato materiale da costruzione.

Ville padronali



Ma il suo territorio è contrassegnato anche da numerose ville padronali, espressione decentrata della dominazione di Venezia; in particolare la secentesca Villa Trojer Lucheschi De Mori Salvador, che si fa ammirare per l’eleganza e armonia di ritmi che la contraddistingue, ma anche Villa Altan-Pacetti in località Fratte, quelle dei Todesco-Salvador alle Buse, dei Laurenti a Danese, dei Giustiniani in Borgo Piazza, dei Casoni in Borgo Coilsola e dei Carnielutti a Osigo, soggette a recenti restauri.

Di interesse anche i centri storici, come quello di Sonego, con case dalla tipologia particolare dei sassi a vista.


Villa Trojer Lucheschi De Mori Salvador

Villa Trojer Lucheschi De Mori Salvador