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cimbri che arrivano in Cansiglio non sono poveri emigranti sprovveduti ma piccoli imprenditori che hanno già svolto la loro attività altrove e in particolare in Carnia, dove Domenico Azzalini si era insediato nel 1786 nel bosco erariale a Pian Vidal ed in Carnia, oltre a Domenico Azzalini operavano altri talzeri, tutti dei Sette Comuni, Antonio Strazzabosco con i fratelli, che nel nuovo contratto del 1796 sarà il «prime contractor» rispetto a Domenico Azzalini suo socio, Domenico Zotti con i fratelli, Modesto Tesari col figlio, Domenico Bonato col figlio Tomaso.

Domenico Azzalini, secondo la ricostruzione del Di Bérenger e secondo questi documenti, giunge quindi in Cansiglio nel 1798 con 4 dei suoi 6 figli: Pietro, Tommaso, Dionisio e Massimo, che diventerà prete, di cui Dionisio tornerà in Carnia. Gli affari vanno bene, e nel 1800 sempre tramite il Celotta si chiede un’integrazione al contratto e Cristiano Azzalini, nipote di Domenico, segue nel 1801 come lavoranti di Domenico e nel 1802 arriva Giacomo Slaviero, come lavorante di Pietro.

In seguito Pietro succede al padre nella gestione, e lui e suo fratello don Massimo ormai gestiscono i contratti direttamente così nel 1816 arrivano Tommaso Gandin e nel 1822 Luigi Gandin come operai di don Massimo, infine nel 1823 Cristiano Bonato con i figli Giovanni e Matteo come operaio di Pietro. Sono tutti di Roana sull’Altopiano di Asiago e sono le quattro famiglie dei Cimbri in Cansiglio.
Nel 1833 arriva anche Giovanni Loser come operaio di Nicolò Slaviero figlio di Giacomo che però poi cambierà mestiere.
nel 1836 Luigi Gandin di Tomaso, che però non è il Luigi precedente, e nemmeno figlio del Tonmaso precedente, i cui figli si chiamano Eugenio, Beniamino e Giovanni.

Questa è la mappa del bosco con l’indicazione dei cippi confinari nei quali è scolpito in pietre il segno di confine CX (Consiglio di X) e sono indicati anche i casoni “ove abitano li fabbricatori di talzi”.

Sul perché Domenico Azzalini si sposti in Cansiglio non ci sono documenti, comunque sia è il posto ideale, meglio della Carnia: dal punto di vista geografico è più centrale rispetto a possibili mercati, non vi esiste alcun “talzere” concorrente, i faggi giusti abbondano, è molto più vicino all’Altopiano di Asiago luogo di origine della famiglia. Ma soprattutto nel 1797 cade la Repubblica, seguono alcuni mesi di “democrazia” delle municipalità sotto i francesi, poi a inizio 1798 si passa sotto l’I.R. Governo austriaco che inizialmente prosegue sulla linea della Serenissima a fine ‘700, i faggi sono troppi e si può far cassa permettendo dei tagli a privati (sempre però fortemente regolamentati).

Il primo documento noto in cui si parla dei “talzeri” in Cansiglio è la proposta dell’appaltatore Celotta e le osservazioni dell’Ispettore Valleggio nel luglio 1798 per l’acquisto di 1.500 faggi in dieci anni per fare, come dice il Valleggio, “«tavolette per scatole e altri lavori” che il Celotta suggerisce “potrebero ocorere per l’istesso Arsenale” da cui forse la nota del De Berenger sessant’anni dopo. Il Celotta era un appaltatore che lavorava da anni in Cansiglio con la Serenissima e fungeva da garante finanziario del contratto, vista la durata e la non sicura solvibilità di Domenico.

Il Celotta tagliava faggi per legna da fuoco, paga infatti soltanto 17 soldi per pianta, i faggi che acquista per conto di Azzalini sono invece di grandi dimensioni, paga per ogni pianta quasi il quadruplo (lire 3 e soldi 5 l’uno, cioè 65 soldi).

I faggi richiesti sono in una zona “difficile” logisticamente, una strada arriverà a Vallorch solo ai primi del ‘900, ma ricca ancora oggi di faggi bellissimi, a nord del Vallon di Vallorch fino a Cadolten e a Val della Foglia. Viene anche richiesto di poter edificare “casoni per abitazione dei lavoranti” e questa clausola è all’origine degli insediamenti, anche se viene specificato che non si tratta di alcun diritto acquisito.

E così si arriva al contratto finale. In base a questo Domenico Azzalini nel 1799, visto che novembre 1798 non è il periodo adatto per metter su casa in Cansiglio, si stanzia a Vallorch con la famiglia.

Questo è un particolare della mappa del Cansiglio del generale barone Anton Von Zach risalente al 1803, su cui sono stati riportati, più o meno, i limiti della concessione richiesta, sono circa 500 ettari , in zona Vallorch compare la scritta “I Scatoleri”, e questo è il primo insediamento.

Domenico Azzalini, secondo la ricostruzione del Di Bérenger e secondo questi documenti, giunge quindi in Cansiglio nel 1798 con 4 dei suoi 6 figli: Pietro, Tommaso, Dionisio e Massimo, che diventerà prete, di cui Dionisio tornerà in Carnia. Gli affari vanno bene, e nel 1800 sempre tramite il Celotta si chiede un’integrazione al contratto e Cristiano Azzalini, nipote di Domenico, segue nel 1801 come lavoranti di Domenico e nel 1802 arriva Giacomo Slaviero, come lavorante di Pietro.

In seguito Pietro succede al padre nella gestione, e lui e suo fratello don Massimo ormai gestiscono i contratti direttamente così nel 1816 arrivano Tommaso Gandin e nel 1822 Luigi Gandin come operai di don Massimo, infine nel 1823 Cristiano Bonato con i figli Giovanni e Matteo come operaio di Pietro. Sono tutti di Roana sull’Altopiano di Asiago e sono le quattro famiglie dei Cimbri in Cansiglio.
Nel 1833 arriva anche Giovanni Loser come operaio di Nicolò Slaviero figlio di Giacomo che però poi cambierà mestiere.
nel 1836 Luigi Gandin di Tomaso, che però non è il Luigi precedente, e nemmeno figlio del Tonmaso precedente, i cui figli si chiamano Eugenio, Beniamino e Giovanni.

Crescono quindi gli insediamenti, con l’aumento delle concessioni, se nella mappa di Von Zach era segnato solo Vallorch in quella Magoni del 1829 la zona di Vallorch è detta “piazza vuota fatta dagli scatoleri dell’anno 1800” e intanto l’insediamento si è spostato transitoriamente nel 1828 nella zona delle Rotte, ma bisogna tener conto che inizialmente gli insediamenti non erano fissi.
Nel 1845 il Di Berenger scrive parlando delle abitazioni: “Ogni dieci o quindici anni, ossia dopoché hanno consumate le piante atte al loro mestiere ed a portata della loro residenza, si trasportano desse in altri punti, come fecero più volte dal 1800, epoca della loro introduzione a questa parte.”

Nel 1829 gli insediamenti sono tre: oltre a Vallorch c’è quello di Canaie della vedova di Slaviero, Mattia (Mattea, si noti che le vedove ereditavano le concessioni dei mariti).

La possibilità di costruire un insediamento era legata alla concessione, e in quel momento i concessionari erano ancora tre, i Bonato infatti “erediteranno” la concessione di Tomaso Azzalini e In seguito a questa “eredità” nascono i Pich evidentemente dopo il 1829 prima del 1833 anno in cui i Bonato ospitano Giovanni Loser come operaio e i figli “di un certo Bonato Luigi, che in qualità di operaio della ditta …. (ignota anche all’Ispezione) venne a prendervi domicilio (nel bosco) nell’anno 1814” ed ha avuto un figlio di nome Domenico

L’ultimo insediamento, in pratica contemporaneo ai Pich è Valbona, nel 1832, ad opera di Girolamo Azzalini figlio di Cristiano. Infatti nel 1841 Girolamo Azzalini taglia in Valmenera, Col del Nas, Costa Canella .., Azzalini Pietro e Massimo tagliano in Costa d’Aver, Campo di mezzo e sopra Vallorch, GioBatta Azzalini sotto Pian dei Lovi, sotto pian Sperlonghe, i Bonato in Val della foglia e dintorni, Slaviero Mattia (Mattea) in Baldassaretta, sotto Canaie …, quindi nei pressi dei rispettivi villaggi.

Nel 1861 all’atto del censimento la situazione è la seguente

Si noti che si paga l’affitto del suolo per i casoni ma non per gli orti e del calpestabile perché “per effetto dell’atto di affittanza può venire utilizzato a qualunque occorrenza dalla Regia Amministrazione senza compensi di sorta.
Le cose cambieranno con l’apertura della strada attuale da Fregona a Spert, i villaggi più lontani, Valbona e Piana dei Lovi vengono abbandonati, rinascono le Rotte, Canaie si sposta al sito attuale, si sviluppano Pian Osteria e Campon, e molti cimbri cominciano a passare l’inverno a Fregona o in Alpago.